Organizzazione e salari

29 dicembre 2011

Nel gran parlare di pensioni e lavoro, non si affronta con la necessaria profondità una questione importante per la vita delle persone e per l’intera organizzazione del lavoro e della  società è l’analisi dell’intero ciclo della vita lavorativa.
Non si può solo parlare di risparmi per l’erario, è veramente possibile potrarre la vita lavorativa fino a sessantacinque – settant’anni e oltre? Oppure il prolungamento della vita lavorativa rischia di causare problematiche difficoltà individuali, oltre a generare organizzazioni del lavoro poco efficienti?
Dal punto di vista strettamente demografico, non si dovrebbero incontrare troppi problemi. Infatti, nel giro di trent’anni la vita media in Italia è aumentata di nove anni per gli uomini (da 70 a 79 anni) e di sette anni per le donne (da 77 a 84 anni) e contemporaneamente è aumentata la qualità della vita e  anche gli anni vissuti in buone o discrete condizioni fisiche e mentali.
Tutto questo è vero, ma l’efficienza intelletuale rimane costante, le grandi innovazioni nel campo della ricerca si sono sviluppate nel periodo lavorativo dai 25 ai 40 anni.
Le aziende di successo che hanno cambiato il mondo sono nate da imprenditori con meno di 30 anni.
Nello sport i record si sono realizzati sempre nello stesso intervallo di tempo di attività, non troviamo  un’atleta che fa il record dei 100 metri a quarant’anni.
Se analizziamo l’andamento retributivo del ciclo lavorativo otteniamo un’andamento come  sotto riportato:

Dati Inps 2009

Dalla curva  si osserva che l’andamento retributivo cresce all’aumentare dell’età lavorativa, il massimo della retribuzione si ottiene in prossimità dei 57 anni.

L’andamento per categoria evidenzia ancora più marcatamente lo squilibrio tra le diverse componenti del lavoro come riportato dai dati Inps 2009

Secondo le ultime classifiche dell’Ocse gli stipendi netti degli italiani sono al 23° posto nella classifica dei trenta Paesi più industrializzati che aderiscono all’organizzazione. E se si considera lo stipendio al lordo delle ritenute fiscali e dei contributi, la nostra classifica migliora solo di una posizione. A parità di potere d’acquisto, lo stipendio di un lavoratore italiano single senza figli è pari a 30.245 dollari, e nella graduatoria Ocse siamo davanti solo alla Repubblica Ceca, l’Ungheria, il Messico, la Nuova Zelanda, la Polonia, il Portogallo, la Slovacchia e la Turchia. E nella classifica che considera il salario netto, pari per un italiano a 21.374 dollari, ci supera pure la Nuova Zelanda. La nostra distanza dalla testa della classifica, che vede al primo posto per il salario netto la Corea (39.931 dollari), seguita da Regno Unito (38.147) e dalla Svizzera (36.063), è siderale. Ma siamo molto lontani anche dalla Germania (29.570 dollari) e dalla Francia (poco più di 26 mila).


Ocse stipendi medi in europa 2009

I salari lordi italiani sono più bassi del 32,3% rispetto alla media dell’Europa Naturalmente, siamo ben sotto la media dei 30 Paesi Ocse, con un 16% per cento abbondante in meno. Le differenze del salario tra gli italiani e i loro concittadini europei appaiono ancor più macroscopiche se si considerano i valori assoluti degli stipendi: 26.191 euro lordi per un lavoratore medio italiano, 32.826 per un francese, 43.942 per un tedesco e poco meno per un olandese. Solo spagnoli, greci e portoghesi, ma senza considerare l’inflazione, le tasse ed i carichi sociali previdenziali, sono dietro. E il peggio è che con il tempo, da noi, le cose stanno peggiorando.
Analizzando l’andamento retributivo in Italia si osserva che:
•    Il salario d’ingresso parte da € 13.681 per un’età di 19-20 anni
•    Il salario massimo di € 33.241 si raggiunge a un’età tra i 55-59 anni prossimo alla fine del ciclo lavorativo.
Se confrontiamo l’andamento retributivo con gli altri  paesi europei avvanzati si osserva come riportato:

Andamento tipico dei salari nei paesi nord europa

•    La 1     rappresenta il salario minimo
•    La 2     andamento salariale di lavoratori con bassa scolarità
•    La 3     lavoratori con scolarita equivalente ai diplomati
•    La 4    dipendenti con scolarità equivalente ai laureati del triennio
•    La 5    andamento salariale equivalente ai 5 anni di laurea
•    La 6    retribuzione di ricercatori con dottorato PhD
Si osserva guardando la dinamica salariale che nella fascia dai  30-34 si raggiunge per i livelli di basso reddito il massimo salariale tale da consentire un’autonomia reddittuale, poi rimane stabile per tutta la vita lavorativa per scendere lentamente alla fine del ciclo lavorativo.
Per i lavoratori con media scolarità (diplomati) si ottiene il massimo a 40 anni per poi stabilizzarsi.
Questa dinamica rende i lavoratori autonomi dalla famiglia e in grado di crearsi il proprio nucleo famigliare.
Le dinamiche salariali per lavoratori ad alta scolarità rende attrattivo  per gli Italiani l’esperienza all’estero, per poi rimanerci rendendo impossibile un loro rientro dato l’elevato squilibrio retributivo rispetto ai ricercatori che operano in italia.
Se raffrontiamo, questo alla situazione Italiana si comprende che per rendere competitivo il lavoro con l’iniezione di forze stimolate e capaci, occorre rimodulare la curva salariale, alzando il livello iniziale tra i 19-40 anni e abbassare il picco tra i 50 e 60 anni, come nell’esempio riportato in figura:


Questo non vuol dire un maggior esborso. L’area retributiva rimane costante durante tutto il ciclo lavorativo ma una migliore integrazione della  dinamica salariale e un riconoscimento nel periodo di massima efficienza lavorativa.
Il persistere della precedente e attuale situazione retributiva italiana porta alla difficolta dei giovani lavoratori all’autonomia reddittuale e alla dissocupazione di lavoratori anziani sopra i 50.
L’evolversi di realtà produttive, il continuo e  sempre più rapido cambiamento tecnologico, mettono in disussione le posizioni di rendita acquisite nel tempo.
La conseguenza sono le continue ristrutturazioni aziendali avente come obiettivo il solo scopo di espellere lavoratori ad alto costo.

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